Mahatma Ghandi e l’Omeopatia

“L’Omeopatia è il metodo terapeutico più avanzato e più raffinato che consente di trattare il paziente in modo economico e non violento“. Le parole del Mahatma Ghandi testimoniano come l’omeopatia sia sempre stata molto vicino alla cultura ed alla sensibilità del popolo indiano: esse ci introducono alla ricerca delle radici dell’incredibile sviluppo dell’omeopatia in India.
Al contrario del mondo occidentale dove si cerca di ostacolare gli investimenti e la ricerca in omeopatia, in India, una delle superpotenze emergenti a livello mondiale, si assiste ad una crescita di oltre il 25% negli ultimi anni. Il Ministro delle Finanze indiano recentemente ha inaugurato otto nuovi ospedali omeopatici ed ha affermato che l’omeopatia è il metodo di cura con il miglior rapporto costo-beneficio, cioè fornire cure di miglior qualità ad un minor costo per lo stato. Si stima che ci siano attualmente cento milioni di persone in India che si affidano esclusivamente a cure omeopatiche.
In ospedali omeopatici come quello di Kerala si effettuano 700 visite ambulatoriali al giorno. Come nel passato Hahnemann ottenne risultati eccezionali nelle epidemie di scarlattina dell’epoca, così oggi l’efficacia dell’omeopatia viene ribadita dai risultati che si hanno nelle epidemie di Chikungunya, (malattia trasmessa dalla zanzara tigre e di cui si verificarono alcuni casi in Italia lo scorso anno) verso la quale la medicina convenzionale non dispone di armi particolarmente efficaci. Risultati di questo genere hanno spinto il governo indiano ad investimenti sulla ricerca in omeopatia anche in patologie gravi presso centri dotati delle tecnologie più avanzate. Grazie a ciò la ricerca omeopatica in India progredisce molto più speditamente rispetto a quanto avviene in Occidente.
Veniamo alla storia e alle radici di questo successo. L’omeopatia, di cui è sempre stata una fervida sostenitrice anche Madre Teresa di Calcutta, fu introdotta in India nel 1810: in quell’anno diversi missionari e medici tedeschi iniziarono a curare la popolazione con rimedi omeopatici.
Il primo di cui si ha notizia certa è tal dott. John Martin Honigberger, soprannominato “Dott. Colera” per i successi ottenuti per la cura delle epidemie di tale grave malattia. Scrisse un libro dal titolo : “Thirty-five Years in the East. Adventures. Discoveries etc. ” (“Trentacinque anni in Oriente. Avventure. Scoperte ecc.) pubblicato a Londra nel 1852, in cui descriveva i suoi successi terapeutici. Nel viaggio a Lahore del 1829 curò il cavallo preferito dell’allora sovrano del Punjab, il Maharaja Ranjit Singh, che era affetto da gravi ulcere agli arti posteriori. Nel 1835 si recò a Parigi da Hahnemann e acquistò una grande quantità di rimedi omeopatici direttamente da Lehmann di Koethen, l’allora farmacista di fiducia di Hahnemann. Tornato in India nel 1839 si recò a far visita al Maharaja che trovò molto malato, non riusciva a parlare, aveva gli arti inferiori gonfi e poteva esprimersi solo a gesti. I suoi medici non erano stati in grado di aiutarlo. Il sovrano acconsentì a provare i rimedi omeopatici a patto che venissero preparati in presenza delle sue guardie del corpo. Il dott. Honigberger prese dalla sua borsa una boccetta contenente la tintura madre di Dulcamara, un rimedio che si ricava da una pianta, ne mise una goccia in una fialetta che fece riempire di alcol e di acqua, la fece scuotere direttamente dalle guardie del corpo; prese una goccia della soluzione e la diluì in un altra fialetta sempre facendola scuotere e così di seguito per diverse volte, cioè diluì e dimamizzò e preparò seduta stante il medicamento omeopatico Dulcamara. Il Maharaja guarì e, riconoscente, nominò Honigberger direttore dell’ospedale del Punjab, cui si rivolgevano anche i pazienti inglesi.
Si deve al chirurgo Samuel Brooking, ufficiale medico inglese in pensione, la costruzione del primo ospedale omeopatico a Tanjore, nel Sud dell’India, nel 1847.
Nel 1851 si inaugurò l’ospedale omeopatico di Calcutta grazie ad un omeopata di origini francesi, il dott. CJ Tonnere, al quale dobbiamo la sperimentazione del rimedio “Acalpha indica”.
Dal 1857 vennero istituiti degli ambulatori omeopatici gratuiti sotto il patrocinio di Sir John Hunter Littler, in diversi centri del paese.
Un altro personaggio importante per la storia dell’omeopatia indiana fu il dottor Salazar di Calcutta che, nel 1870 curò le cataratte di sua altezza reale Maharaja Bahadur di Joypur. Agli inizi del XX secolo l’omeopatia continuò a diffondersi in India: vi erano ambulatori omeopatici nelle principali città indiane.
Nel 1948 fu istituito l’ Homoeopathic Enquiry Committee con lo scopo di regolare l’insegnamento gli studi e la pratica dell’omeopatia ed evitare che fosse praticata da ciarlatani o da non medici.
È del 1973 la fondamentale Centra Act, legge grazie alla quale l’omeopatia è stata riconosciuta e accettata ufficialmente come uno dei Sistemi Nazionali di Medicina in India.
Nel 1978 si è formato un Consiglio Centrale per la Ricerca in Omeopatia. Nel 1983 sono stati resi uniformi i programmi dei corsi di laurea in Medicina Omeopatica. Attualmente ci sono circa 186 Homeopathic Medical College in India, di cui 35 pubblici ed il resto privati. Il corso degli studi di base, al quale si accede dopo il superamento di un test di ammissione, dura cinque anni e mezzo.
 
Lo sviluppo dell’omeopatia degli ultimi anni ha portato il numero degli omeopati da 100.000 a oltre 250.000: ogni anno raggiungono il diploma finale 10.000 nuovi omeopati. L’omeopatia è equiparata dal punto di vista giuridico alla medicina convenzionale. Così come accade di trovare in India una estrema variabilità di condizioni di vita ed ambientali, anche per le strutture omeopatiche si va da piccoli dispensari omeopatici nelle località più difficilmente raggiungibili fino a centri di eccellenza diretti da omeopati di larga fama, dove si affrontano situazioni di pronto soccorso e patologia anche gravi. Tra di essi possiamo menzionare l’Homeopathic Health Center di Mumbai (una volta nota come Bombay), l’Homeopathic Medical College che è parte integrante della Facoltà di Medicina dell’Università di Mumbai.
In sintesi, per la costruzione incessante di nuovi ospedali, per l’esistenza di un Consiglio Centrale per la Ricerca, la possibilità di effettuare ricerca su pazienti gravi ricoverati in ospedale con terapie esclusivamente omeopatiche, per la diffusione tra la popolazione, l’India è all’avanguardia nel mondo omeopatico.
Per concludere, citiamo nuovamente Ghandi: “Come la mia non violenza, l’Omeopatia non fallirà mai, ma i suoi seguaci possono fallire e, quindi, deve essere condannata l’ignoranza della persona“. Severo monito e sfida per la nostra vecchia Europa.

 

Fonte: Il Granulo

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