Ipogalattia

L’ipogalattia primaria o agalattia, ovvero la scarsa o assente produzione di latte da parte della ghiandola, è una situazione rara legata a problemi materni di salute ben noti prima del parto o che danno segni clinici molto importanti (ipotiroidismo non diagnosticato, mancanza del tessuto mammario congenito, deficit congenito di prolattina, ritenzione della placenta.Molto più frequente è invece l’ipogalattia secondaria indotta da inadeguata conduzione dell’allattamento al seno, questa è risolvibile modificando le abitudini:
  • allattamento a richiesta
  • allattamento esclusivo
  • attacco corretto
Altre cause che possono diminuire la produzione di latte sono: lo stress materno, l’assunzione di farmaci, il diabete, una dieta non bilanciataLo stress va ad interferire con la produzione dell’ossitocina, ormone che guida la produzione di latte e che viene prodotto prevalentemente durante le ore notturne.
Un parto difficile, una degenza in ospedale faticosa, un rientro a casa disturbato da visite e da parenti ansiosi che mettono in dubbio le capacità materne, il dormire poco, sono tutti fattori che complicano se non addirittura impediscono un allattamento efficace.La dieta della madre deve essere bilanciata, soprattutto è fondamentale un’adeguata assunzione di proteine,; è inoltre opportuno fare attenzione all’introduzione di oligoelementi: manganese, zinco, calcio presenti in cibi diversi soprattutto semi, frutta secca, oli vegetali (lecitina, semi di lino).Consigli pratici:
  • stimolare nel modo giusto il seno: attacco frequente, corretto con allattamento al seno esclusivo;
  • verificare l’ambiente familiare cercando di garantire un clima di serenità e di fiducia;
  • verificare la dieta materna (corretta introduzione di proteine e oligoelementi, abuso di fumo o caffè che inibiscono l’allattamento)
  • verificare assunzione di farmaci che siano compatibili con l’allattamento; 
Dal punto di vista omeopatico è possibile correlare per esempio il senso di tristezza, lo stress materno al “nursening”, il prendersi cura che nelle prime fasi della vita è anche allattare il proprio bambino come illustrato nel caso clinico.
Caso clinico
Signora che torna dopo 4 giorni dalla dimissione perché il bambino strilla durante il giorno, vuole sempre stare attaccato mentre i primi giorni dopo la dimissione era tranquillo. Lei riferisce di avere la sensazione che il seno sia vuoto soprattutto dopo la montata lattea si è accorta che il seno è meno gonfio. Crede che il latte le sia andato via. Ha molto male ai capezzoli (che sono in un buono stato!) e riferisce che lei da sempre ha sofferto a livello dei seni che soprattutto in concomitanza delle mestruazioni appaiono duri, dolenti, pieni e le fanno male anche solo se li sfiora e sta meglio sostenendoli con il reggiseno.Si presenta in visita con la madre che spesso parla al posto suo e non le lascia molta possibilità di esprimersi, lei appare molto abbattuta e scoraggiata, dice che sente che non ce la farà ad allattare, che non si sente all’altezza di questa situazione perché è stanca. Il neonato effettivamente non è cresciuto in peso negli ultimi 4 giorni e appare lievemente disidratato. Osservo la poppata e non ci sono errori nell’attacco al seno.Dopo 2 giorni di cura omeopatica la rivedo e e lei riferisce di sentirsi più tranquilla e serena, che il bimbo piange meno e alla visita è cresciuto 20 gr. Continua la terapia e dopo una settimana il problema del seno sembra risolto.

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