La storia dell’Omeopatia in Italia

Napoli capitale dell’Omeopatia
Christian Friedrich Samuel Hahnemann pubblica nel 1796 il “Saggio su un nuovo principio per dimostrare il valore curativo delle sostanze medicinali”, che costituisce una pietra miliare della sua ricerca umana e scientifica, dopo un periodo di profonda crisi come medico che utilizzava le tecniche del tempo. Nasce così l’Omeopatia in Germania affermando il principio di malattia intesa come alterazione della Forza Vitale che si esprime come un quadro di sintomi, fisici e mentali, complessi e fortemente legati all’individualità del paziente, curabile attraverso l’impiego di rimedi simili alla malattia (Similia cum similibus curentur).
Napoli, vivace capitale europea della cultura e della scienza illuministica del tempo, recepisce precocemente il messaggio innovativo della nuova dottrina.
“L’Osservatore Medico” di Napoli (anno II pag. 48-49; anno III pag. 104-147) pubblica già nel 1801 notizie sull’omeopatia, in particolare sull’uso di Belladonna nelle epidemie di Scarlattina. Bisognerà attendere il 1821, un decennio dopo la pubblicazione dell’Organon di Hahnemann, opera fondamentale della Medicina Omeopatica, per costatare i primi impieghi clinico-terapeutici della nuova dottrina a Napoli. La circostanza politica e militare si concretizza quando Ferdinando I decide di chiedere l’aiuto delle armate austriache per sedare sommosse e ribellioni. Giunti a Napoli, i notabili austriaci, ufficiali e medici, propongono un incontro culturale presso l’Accademia Reale delle Scienze.
Molti dei medici militari al seguite delle truppe austriache praticavano l’Omeopatia, come lo stesso Mathias Marenzeller, medico capo delle armate austriache, Carlo Filippo, Principe di Schwarzenberg, Feld-Maresciallo austriaco, si cura omoepaticamente ed è paziente dello stesso Hahnemann.
In questa occasione il barone Von Köller dona alla Accademia la seconda edizione del “Organon dell’Arte del Guarire” e la “Materia Medica Pura” di Samuel Hahnemann.
L’Accademia Reale di Napoli incarica Alberto di Schoenberg, medico militare austriaco di recarsi da Hahnemann per apprendere i fondamenti della nuova dottrina.Al suo ritorno, Schoenberg fa una esposizione sulla metodologia omeopatica: “ Il sistema medico di Samuel Hahnemann” alla reale Accademia delle Scienze di Napoli (1822).
I medici della città partenopea (tra i primi Cimone) iniziano a utilizzare autonomamente i rimedi omeopatici ottenendo i primi successi.
Nel 1824 viene tradotto da Bernardo Quaranta, in italiano, l’Organon.
Georg Necker di Melnik, medico militare austriaco, si stabilisce a Napoli aprendo un dispensario e ottenendo i primi importanti risultati.
Il Principe di Wuttenberg, venuto in Italia per motivi di salute, viene curato dallo stesso Necker con successo.
Diversi medici diventono allievi di Necker tra cui Cosmo Maria de Horatiis, direttore della Clinica Chirurgica dell’Università di Napoli. Quest’ultimo diviene medici di Francesco I, curandolo con successo con l’omeopatia di una fastidiosa angina.
Nel 1826, Giacomo Tomasini, allopata della famiglia reale, poi convertito alla omeopatia, nell’ambito di un viaggio di aggiornamento sulla sanità nel Regno delle Due Sicilie, riferisce sul sistema medico di Hahnemann, in una seduta all’Accademia: “ … che in principio egli aveva ritenuto assurde le pretenzioni di Hahnemann, ma poi molti fatti lo avevano convinto che con il metodo omeopatico si vincono ostinate affezioni ribelli a tutti gli altri tentativi, e si frenano pur anche alcune acute infiammazioni…”.
L’eco di guarigioni impensabili per la medicina dell’epoca, ottenute a Napoli con l’Omeopatia, oltrepassano i confini del Regno delle due Sicilie.
Nel 1828 Sebastiano de Guidi, medico campano che esercita a Lione, fa curare la moglie, affetta da patologie respiratorie dall’Omeopatia a Napoli. La moglie guarisce rapidamente e de Guidi diventa allievo alla scuola di Omeopatia e diventa il ponte di collegamento tra Napoli e la Francia dove diviene promotore del movimento omeopatico.

 

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